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NEWS LAICI SALETTINI

Nel periodo dal 30 settembre al 09 Ottobre si è tenuto a La Salette in Francia il 2° INCONTRO INTERNAZIONALE DEI LAICI SALETTINI. Per vedere tutti i video che la Congregazione pubblicherà relativi all'evento cliccare sulla foto: 2 incontro internazionale laici salettini

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Lettera del Superiore Generale- Pasqua 2016

SilvanoMarisa-M.S.LaSaletteSuperiorGeneral

Pasqua di Risurrezione 2016

 

«Tutto in Lui parla di misericordia. Nulla in Lui è privo di compassione» (MV 8)

«Da quanto tempo soffro per voi!…e voi non ci fate caso» (Maria a la Salette)

 

Carissimi Confratelli,

sulla parete della nostra cappella di Roma, alle spalle dell’altare maggiore, sono state collocate due posters, uno a destra e l’altro a sinistra della statua lignea della Vergine, riproducenti il logo dell’Anno giubilare della Misericordia e quello del 170° dell’Apparizione. Inoltre sull’altare è stata posta una lampada in terra cotta, dono delle nostre Suore, anch’essa con il logo dell’Anno della Misericordia. Vogliono essere per tutti noi un richiamo giornaliero a percorrere, con la Chiesa, il cammino giubilare nel segno della Misericordia, e in quanto salettini a vivere la vita di comunità e il servizio alla Congregazione e al popolo di Dio nella fedeltà al carisma di riconciliazione che fonda le sue radici nell’Apparizione de La Salette di cui quest’anno si celebra il 170° anniversario.

Questi due eventi giubilari non sono in conflitto o in concorrenza tra di loro ma anzi si coniugano a vicenda completandosi in modo armonico e solidale. Il messaggio de La Salette, infatti, ci ricorda che le lacrime di Maria non sono lacrime di disperazione bensì di misericordia. Sono lacrime che rivelano la “compassione” di Dio nei confronti dei suoi figli peccatori ma pur sempre amati d’un amore mai venuto  meno nonostante la ripetuta incoerenza di vita e l’alleanza tradita. Sono lacrime che parlano di speranza e di redenzione evocando così la possibilità di una vera e promettente rinascita umana e spirituale per tutti coloro che si lasciano abbracciare dalla misericordia del Padre.

L’anno giubilare si rivelerà un momento di grazia se saremo disposti a riscoprire in noi stessi  ciò che davvero deve fare la differenza nella nostra vita religiosa: provare, cioè,  nel nostro vivere insieme e nel nostro ministero, a raccontare ogni giorno quel Dio bello che si è rivelato in Gesù Cristo. Per noi religiosi ciò che è importante non sono i soldi, il benessere, la ricerca di una vita facile e comoda ma vivere piuttosto con coerenza, fedeltà e nella gioia come Gesù stesso ha vissuto la sua missione in mezzo a noi. E’ lui il modello a cui dobbiamo ritornare per “rifondare” la nostra vita religiosa e salettina, personale e comunitaria.

Anche noi, come la Chiesa tutta, dobbiamo sentirci “in uscita”. Papa Francesco  non smette mai di ricordarcelo. Il Giubileo è un’occasione provvidenziale per modificare non solamente le nostre abitudini pastorali  ma anche per vedere ciò che dobbiamo cambiare  nella nostra vita personale e al limite migliorare quella comunitaria. Il rinnovamento deve partire comunque sempre da noi e dalle nostre comunità.

Nella terza lettera circolare che la Congregazione dei Religiosi ha inviato ai consacrati nel mese di dicembre 2015, intitolata “Contemplate”, vengono messi in evidenza tre atteggiamenti (verbi) che dovrebbero caratterizzare la vita di ogni religioso in modo particolare in quest’anno di grazia. Invito voi e me stesso a farli calare nella nostra realtà quotidiana.

Il primo atteggiamento è: cercare . Esso comporta fatica, impegno, costanza e la disponibilità a sfidare la notte e i suoi pericoli. Come dice papa Francesco: «La contemplazione, e noi potremo aggiungere la vita spirituale, «è intelligenza, cuore, ginocchia». Il nostro contesto storico-civile non è dei più favorevoli. E’ un tempo di naufragio e di caduta, di indifferenza e perdita di gusto. E’ indispensabile essere consapevoli di questo disagio  e del fatto che la vita cristiana e di conseguenza quella religiosa, impone  una purificazione e una elevazione ben lontane dalla cultura prevalente. Per essere «pellegrini in profondità» bisogna risvegliare l’inquietudine e la forza della domanda al fine di «incamminarsi con coraggio e determinazione verso Cristo per centrare la vita in Lui». (Testimoni, n.1 gennaio 2016, pag. 14).

Il secondo atteggiamento è: dimorare. Siamo chiamati ad un processo di conversione continua che può essere minacciato concretamente dal venir meno della tensione nella vita dello Spirito a favore di un attivismo che inaridisce il cuore fino a giungere alla mondanità spirituale.  Questa «si nasconde dietro apparenze di religiosità e persino di amore alla Chiesa; consiste nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana  e il benessere personale» (Francesco, EG 93). «La vita interiore esige l’ascesi del tempo e del corpo, chiede silenzio come dimensione in cui dimorare; invoca la solitudine come essenziale momento di purificazione e integrazione personale; chiama alla preghiera nascosta, per incontrare il Signore che abita nel segreto e fare del proprio cuore la cella interiore» (Contemplate, 38).

Il terzo atteggiamento è: formare. Il frutto della formazione spirituale dovrebbe essere l’impegno a vivere la prossimità della misericordia, la vicinanza dei volti. Il passaggio, cioè,  dalla contemplazione della croce alla visione dei molti crocifissi della storia e alle vittime della violenza, che «quasi altri cristi, pendono umiliati». Il cuore del cristiano e quello del religioso in particolare, sono cuori che vedono e contemplano i volti e la natura che li circonda. In altre parole sono cuori che sanno leggere e decifrare nei segni dei tempi le silenziose tracce del divino nella nostra storia di ognuno e nel mondo.

C’è davvero di che riflettere per arrivare a dare alla nostra vita religiosa personale e comunitaria un colpo d’ala e un’impronta nuova…

A nome anche dell’Amministrazione Generale, desidero porgere a tutti voi, cari giovani in formazione, novizi, studenti, fratelli e sacerdoti,  ovunque siate e in qualunque situazione viviate, i miei  fraterni e religiosi auguri di Buona e Santa Pasqua di Risurrezione. Il Signore risorto riempia della sua luce la vostra vita e della sua gioia il vostro ministero volto a curare ed ad alleviare le ferite di questo mondo nello spirito della riconciliazione e della misericordia.

Voglio estendere questo augurio pasquale anche a tutti i Laici Salettini presenti nelle varie Province che a diverso titolo collaborano con noi nell’annuncio del Vangelo sotto lo sguardo materno della Bella Signora de La Salette. Auspico che la nostra comune missione in seno alla Chiesa e alla Congregazione  faccia crescere in ognuno  una consapevolezza sempre più motivata e gioiosa di far parte di una grande realtà che ci abbraccia tutti, vale a dire la nostra “famiglia carismatica salettina”.

BUONA PASQUA a tutti!

Fraternamente vostro,
Silvano Marisa, MS

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