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NEWS LAICI SALETTINI

Nel periodo dal 30 settembre al 09 Ottobre si è tenuto a La Salette in Francia il 2° INCONTRO INTERNAZIONALE DEI LAICI SALETTINI. Per vedere tutti i video che la Congregazione pubblicherà relativi all'evento cliccare sulla foto: 2 incontro internazionale laici salettini

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STORIA DELL’APPARIZIONE

APPARIZIONE DELLA “MADONNA DE LA SALETTE” (19 settembre 1846)

Testo a cura di Padre Celeste Cerroni tratto dalla Rivista n. 6 Dicembre 2012 OCCASIONE SPECIALE ANNO DELLA FEDE

 LA SALETTE NEL MONDO

La Salette?  Un nome sconosciuto?  Eppure potete trovarlo in Bolivia e nelle Isole Filippine, in Angola e nel Madagascar, nell’India del sud e in Polonia, in Bielorussia, in Ucraina, in America del nord e del sud, nel Myanmar, Australia, Indonesia, e Haiti. E in Europa… dove è partito da un minuscolo villaggio delle Alpi.

Due Congregazioni religiose portano  questo nome. Altre vi si riferiscono. Pellegrini, santi, scrittori hanno fatto risuonare questo nome ai quattro angoli della terra e continuano a farlo conoscere: Salette, Saletinski, Saleta, Saletiner… Possiamo ritrovarlo sulle facciate delle scuole e dei ginnasi; nelle parrocchie e nei centri di spiritualità; nelle cooperative per lo sviluppo; nelle case di accoglienza per i malati, i lebbrosi e le loro famiglie; nei laboratori appositamente creati per gli handicappati e nei luoghi di pellegrinaggio.

UN  VILLAGGIO SCONOSCIUTO

La Salette era un villaggio sconosciuto, in fondo ad una valle sperduta delle Alpi francesi. Una dozzina di paeselli si aggrappano sulle pendici  d’un anfiteatro di monti che svettano al di sopra dei 2200 metri di quota.  I torrenti  che precipitano  da quei versanti convergono verso una gola brulla e sinuosa: passaggio obbligato per raggiungere il resto del mondo. La borgata di Corps ne custodisce lo sbocco e la congiunge alla strada napoleonica. Nulla sembra destinare quei luoghi a una qualche notorietà.

Ma il 19 settembre  1846, un ragazzo di strada e una pastorella, guidando ciascuno le loro quattro  mucche, salgono sugli alpeggi deserti che dominano il villaggio de La Salette. Dopo una mattinata senza storia, incontrano in quella solitudine una signora d’incredibile bellezza.

Tutta in lacrime, la signora discorre con loro; e dopo essere salita per una rampa sinuosa, scompare nella luce. La sera stessa, i fanciulli ne parlano ai rispettivi padroni  e fin dall’indomani, le voci incominciano a correre. Il fanciullo vivace, spensierato, ha undici anni: si chiama MASSIMINO GIRAUD, ha sostituito per una settimana un pastorello ammalato. La giovinetta, MELANIA CALVAT, sta per compiere quindici anni. In servizio già da cinque anni nelle cascine dei dintorni, è timida e taciturna. Entrambi  rispondono con semplicità ed esattezza alle domande che vengono loro poste: le loro testimonianze concordano.  Il loro racconto?  Tutti desiderano accaparrarselo: curiosi e credenti, inquisitori e giornalisti, autorità civili e religiose. Gli oppositori lo attaccheranno,  gli illuministi vi proietteranno  i loro fantasmi, creando gravi e durevoli equivoci. Missionari, pellegrini faranno risuonare nel mondo quell’eco della Buona Novella.

CHI E’ LA BELLA SIGNORA?

Dopo cinque anni di discernimento, a conclusione di un’inchiesta rigorosa, la Chiesa attesta la veridicità dell’avvenimento e riconosce la Bella Signora: è Maria, la madre di Gesù, colei che ai piedi della croce ha ricevuto la missione di essere la madre di tutti quelli che cercano, che dubitano  e che camminano nella fede. Sempre presente  ai suoi figli, viene a convertire i cuori, a interpellare  le coscienze, di fronte a un mondo senza Dio, senza giustizia e senza amore. Vuole risollevarci e nel contempo ricondurci sulla retta via, alla sequela del suo figlio Gesù, con tenerezza e vigore.

Da più di un secolo e mezzo, il racconto di Massimino Giraud e Melania Calvat, ripetuto sotto tutti i cieli, suscita echi sempre più profondi in un mondo che cerca la riconciliazione. Indirizza gli assetati di giustizia che siamo noi o che dovremmo esserlo, alla sola sorgente d’acqua viva. Allora, ascoltiamo anche noi il racconto di quei due fanciulli che non sono mai andati nè a scuola nè al catechismo.

UN  GIORNO D’AUTUNNO

Verso la metà del mese di settembre 1846, un contadino degli Ablandins, Pietro Selme, ha il suo pastorello malato. Scende a Corps, presso un suo amico, il carradore Giraud. «Imprestami il tuo Massimino per alcuni giorni…» «Massimino pastore?… E’ troppo  distratto per farlo!» Si discute, si patteggia e il 14 settembre ecco il piccolo Massimino agli Ablandins. Il 17 intravede Melania al villaggio. Il 18 vanno a pascolare i loro armenti sui prati comunali, sul monte Sous-les-Baisses (il Planeau ). Nel pomeriggio Massimino tenta di chiacchierare, Melania non ne ha tanta voglia. Nondimeno  scopro no un punto in comune: sono entrambi di Corps; allora si discorre, si decide di venire a pascolare insieme l’indomani allo stesso posto.

SUGLI ALPEGGI

Dunque,  il sabato 19 settembre 1846, di buon mattino, i due fan ciulli salgono i versanti del monte Planeau, ciascuno guidando il suo armento di quattro mucche; e con Massimino, anche la capretta e il suo cane Lulù. Verso mezzogiorno, suona l’Angelus sul campanile del villaggio sottostante. Allora i pastorelli dirigono le loro mucche verso la fontana delle bestie, una semplice pozzanghera formata dal ruscello che scende attraverso il valloncello della Sezia. Poi le sospingono verso una prato pianeggiante del monte Gargas. Fa caldo, le bestie cominciano a ruminare. Mangiano il loro pasto frugale: pane e formaggio e acqua fresca a volontà. Altri pastorelli che pascolano più in basso li raggiungono e conversano un po’. Alla loro partenza, Massimino e Melania attraversano il ruscello, scendono alcuni passi verso dei banchi di pietre ammucchiate presso l’alveo di una sorgente asciutta: è la piccola fontana. Melania vi depone il suo tascapane e Massimino il suo blusotto con il pranzo.

L’ALTRO FULGORE

Contro ogni loro abitudine, i due fanciulli si stendono sull’erba e… si assopiscono. Si sta bene al sole di quella fine d’estate, nessuna nuvola in cielo. Il mormorio del ruscello accresce la calma e il si lenzio della montagna. Il tempo scorre. Bruscamente Melania si 0021imagessveglia e scuote Massimino: «Massimino, vieni presto, andiamo a vedere le nostre mucche.. Non so dove siano!» In tutta fretta, salgono il versante opposto al Gargas. Rigirandosi scoprono l’alpeggio: le loro mucche stanno tranquillamente ruminando. I due pastorelli sono rinfrancati. Melania comincia a ridiscendere. A mezza costa, si arresta e stupefatta lascia cadere il suo bastone: «Massimino, vieni a vedere laggiù una luce». Presso la piccola sorgente, su un mucchio di pietre…un globo di fuoco. «Come se il sole fosse caduto lì». Eppure il sole continua a splendere in un cielo senza nubi. Massimino accorre, gridando: «Dov’è? dov’è?» Melania addita il fondo del valloncello dove avevano dormito. Massimino si ferma vicino a lei, raggelato dalla paura e le dice: «Riprendi il tuo bastone, sù! Io tengo il mio e gli dò un buon colpo se ci fa qualche cosa». Lo splendore si muove, ruota su se stesso. Le parole difettano ai due fanciulli per descrivere l’impressione di vita che si irradia da quel globo di fuoco. Una donna vi appare, seduta, la testa tra le mani, i gomiti sulle ginocchia, nell’atteggiamento di profonda mestizia.

LA BELLA SIGNORA

0016imagesLa Bella Signora si alza. Essi non si sono mossi. Dice loro in francese: «Avvicinatevi, figli miei, non abbiate paura; sono qui per narrarvi una grande notizia». Allora di scendono verso di lei. La fissano. Non cessa di piangere: «Si sarebbe detta una mamma percossa dai figli e fuggita sulla montagna  per  piangere». La Bella Signora è alta e tutta luminosa. Veste come le donne della regione: lunga tunica, un grande grembiule alla vita, uno scialle incrociato e annodato dietro, una cuffia da contadina. Delle rose incoronano  la testa, orlano il suo scialle e i suoi calzari; sulla fronte splende un fulgore simile a un diadema. Sulle spalle pesa una lunga catena. Una catenina trattiene sul petto un crocifisso sfavillante, con ai lati un martello e delle tenaglie.

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