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Nel periodo dal 30 settembre al 09 Ottobre si è tenuto a La Salette in Francia il 2° INCONTRO INTERNAZIONALE DEI LAICI SALETTINI. Per vedere tutti i video che la Congregazione pubblicherà relativi all'evento cliccare sulla foto: 2 incontro internazionale laici salettini

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IL MESSAGGIO DI MARIA

APPARIZIONE DELLA “MADONNA DE LA SALETTE” (19 settembre 1846)

Testo a cura di Padre Celeste Cerroni tratto dalla Rivista n. 6 Dicembre 2012 OCCASIONE SPECIALE ANNO DELLA FEDE

 IL MESSAGGIO DI MARIA DALLA MONTAGNA DE LA SALETTE

02raLa Bella Signora parla ai due pastorelli: «Ha pianto tutto il tempo che ci ha parlato». Insieme o separatamente, i due fanciulli dicono le stesse parole, con leggere varianti che non alterano il significato. E questo non importa quali siano gli interlocutori: pellegrini o semplici curiosi, alte personalità o ecclesiastici, inquirenti o giornalisti. Siano favorevoli, senza pregiudizi o malevoli: ecco il messaggio di Maria:

«Avvicinatevi, figli miei, non abbiate paura; sono qui per comunicarvi  una grande notizia».

«Noi ascoltavamo, non pensavamo a niente». Come Massimino e Melania, lasciamo risuonare dentro di noi ciò ch’ella ha detto sulla montagna. Con loro, ascoltiamola fissando sul suo petto il crocifisso raggiante di gloria.

«Se il mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a lasciare libero il braccio di mio Figlio. Esso è così forte e così pesante che non posso più sostenerlo.

Da quanto tempo soffro per voi!

Se voglio che mio figlio non vi abbandoni, sono incaricata di pregarlo incessantemente e voi non ci fate caso. Per quanto pregherete e farete, mai potrete compensare la pena che mi sono presa per voi.

«Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo e non me lo volete concedere. E’ questo che appesantisce tanto il braccio di mio Figlio. E anche quelli che guidano i carri non sanno che bestemmiare il nome di mio figlio. Queste sono le due cose che tanto appesantiscono il braccio di mio Figlio.

«Se il raccolto si guasta, la colpa è vostra. Ve l’ho mostrato l’anno passato con le patate: voi non ci avete fatto caso! Anzi, quando ne trovavate di guaste, bestemmiavate il nome di mio Figlio. Esse continueranno a marcire e quest’anno, a Natale, non ve saranno più».

Il termine pommes de terre (patate) sconcerta Melania. In dialetto si dice la truffa e la parola pomi risveglia, in lei, solo il frutto del melo. Sta per voltarsi verso Massimino per chiedergli una spiegazione. Ma la Signora la previene «Voi non capite, figli miei? Ve lo dirò diversamente».

«Si la recolta se gasta nei riera qué per vous aoutre. Vous laléou fa véire l’anna passa per là truffa, ecc..»

Avendo ripreso queste ultime frasi nel dialetto di Corps, quello correntemente  parlato da Massimino e Melania, la Bella Signora prosegue sempre in dialetto «Si avà de bla, foou pas lou semena…»

«Se avete del grano, non seminatelo, Quello seminato sarà mangiato dagli insetti e quello che verrà cadrà in polvere quando lo batterete. Sopraggiungerà una grande carestia. Prima di essa, i bambini al di sotto dei sette anni saranno colpiti da convulsioni e morranno tra le braccia di coloro che li terranno. Gli altri faranno penitenza con la carestia. Le noci si guasteranno e l’uva marcirà». All’improvviso la Bella Signora continua a parlare, ma il solo Massimino la sente. Melania vede muovere le labbra, ma non percepisce nulla. Alcuni istanti più tardi, Melania a sua volta può ascoltarla, mentre Massimino, che non sente più nulla, si mette a girare il suo cappello sulla punta del suo bastone e, con l’altra estremità, sospinge dinanzi a lui alcuni sassolini. «Nemmeno uno ha colpito i piedi della Bella Signora!» si scuserà in seguito.

«Mi ha detto qualcosa, dicendomi: tu non dirai nè questo, nè quest’altro. Dopo non sentii più nulla e nel frattempo mi trastullai».

Così la Bella Signora ha parlato in segreto a Massimino, poi a Melania. E nuovamente entrambi percepiscono le sue parole:

«Se si convertono! Le pietre e le rocce si muteranno in mucchi di grano e le patate nasceranno da sole nei campi.

«Fate la preghiera, figli miei?

«Non molto, Signora», risposero entrambi.

«Ah, figli miei, bisogna farla bene, sera e mattino. Quando non avrete tempo, dite almeno un Pater e un Ave. Quando potrete far meglio, ditene di più.

A messa, d’estate, vanno solo alcune donne un po’ anziane. Gli altri lavorano di domenica, tutta l’estate. D’inverno, quando non sanno che fare, vanno a messa solo per burlarsi della religione. In Quaresi ma vanno dal macellaio come cani.

«Avete mai visto del grano guasto, figli miei?

«No, Signora, mai visto». Allora si rivolge a Massimino:

«Ma tu, figlio mio, lo devi aver visto una volta con tuo padre verso la terra di Coin. Il padrone del campo disse a tuo padre di andare a vedere il suo grano guasto. Vi andaste tutti e due, prendeste in mano due o tre spighe, le stropicciaste e tutto cadde in polvere. Al ritorno, quando eravate a mezz’ora da Corps, tuo padre ti diede un pezzo di pane dicendoti: “Prendi, figlio mio, mangia ancora pane quest’anno perchè non so chi ne mangerà l’anno prossimo se il grano continua in questo modo”.

«Oh, sì, Signora, ora ricordo. Prima non me lo ricordavo più!» E la Bella Signora conclude, non in dialetto, ma in francese:

«Ebbene, figli miei, voi lo farete conoscere a tutto il mio popolo». Accenna a muoversi verso la sinistra. Massimino si scosta un po’ per darle strada. Ella oltrepassa il ruscello e inizia a salire il versante opposto. Senza più voltarsi, ripete:

«Andiamo, figli miei, fatelo conoscere a tutto il mio popolo».

Ha detto tutto.  La Madonna sale un ripido sentiero sinuoso che conduce  dal fondo del valloncello fino al Collet (piccolo colle). Giunta in cima, la Bella Signora s’innalza a circa un metro e mezzo da terra. I fanciulli che l’hanno seguita, la raggiungono. Ella guarda prima verso il cielo, poi verso la terra. Rivolta in direzione Sud- Est, si fonde nella luce: lentamente spariscono la testa, le spalle, il resto del corpo. Massimino, non vedendo più che una rosa ai piedi della Bella Signora, tenta di afferrarla: la sua mano si chiude vuota. Sparito tutto quel bagliore, Melania arrischia una riflessione: forse una grande santa». «Ad averlo saputo – esclama  Massimino – le avremmo detto di condurci con sé!» I fanciulli non hanno identificato Colei che hanno incontrato sulla montagna.

 CLAMORE  NEL VILLAGGIO

Al calar della sera, si ridiscende  agli Ablandins. Per scusarsi di non essere ritornato sotto gli occhi del suo padrone, subito dopo il pranzo, il giovane pastorello ha solo una risposta:

«Padrone, è che Melania e io, abbiamo incontrato una Bella Signora che ci ha intrattenuti a lungo».

– Ebbene, andiamo a sentire Melania dai Pra.

La famiglia Pra sta nella cascina accanto. La nonna è sull’uscio di casa. Massimino l’interroga: «Eh, nonna Caron, non avete veduto una Bella Signora di fuoco passare in aria al di sopra della valle?» Alcuni istanti dopo, nella cucina dove tutti si sono raccolti, Massimino fa il suo racconto, francese e dialetto. Melania, che si è stati costretti a cercare nella stalla, lo conferma punto per punto. «E’ la Madonna che questi piccoli hanno veduto – esclama  nonna Pra – poiché solo lei ha in cielo un Figlio che governa!»

L’indomani, domenica, i fanciulli scendono dal Parroco. Questi sen te il racconto prima della messa: è sconvolto. Quel giorno, lì, sul pulpito biascica commosso fino alle lacrime. Allora, le voci corrono.

Il Sindaco, informato, decide di salire agli Ablandins, nel pomeriggio, per interrogare i due pastorelli. Ma Massimino, che ha terminato la sua sostituzione presso Pietro Selme, ha già raggiunto Corps.

Il Sindaco perderà tutta la serata nel tentativo di far ritrattare Melania: promette, minaccia, cerca di comprare a suon di monete d’oro il suo silenzio. Nulla da fare. «La Signora mi ha detto di dirlo, e io lo dirò».

Impressionati,  Giovanni Battista Pra, Pietro Selme e il loro vicino Giovanni Moussier, hanno la felice idea, quella sera stessa, di mettere per iscritto, sotto dettatura di Melania, le parole di Maria. Grazie a loro, il primo documento  scritto sul fatto de La Salette sarà il discorso della Madonna. Reca la data dell’indomani stesso dell’Apparizione. Tutti e tre vi appongono la loro firma.

Il lunedì, il Sindaco, sceso a Corps per interrogare Massimino, rientrerà  convinto dalla sicurezza, dal candore  e dalla tenacia del ragazzo; la sua testimonianza  infatti  collima perfettamente  con quella della pastorella.

COS’E’  AVVENUTO?

Rapidamente la notizia si diffonde: pellegrini curiosi, increduli, osservatori vengono a interrogare, minacciare, accattivarsi i due testimoni tentando di farli cadere in contraddizione. Tra loro giornalisti, delegati dall’autorità civile, ma soprattutto  inquirenti inviati dal vescovo di Grenoble. Spetta a lui, di diritto, la facoltà di pronunciarsi. Intanto, fin dal 19 ottobre 1846 pubblica una circolare che interdice ai suoi preti di parlare dell’evento finchè lui stesso non avrà espresso il suo giudizio «dopo un esame che non potrà che essere preciso e severo». Infatti il vescovo si tiene aggiornato su tutto quello che si dice e si fa sulla montagna come pur sull’evoluzione dei due fanciulli. Don Mélin, arciprete di Corps, serve da intermediario. Inquirenti ufficiali sono incaricati di raccogliere una adeguata documentazione circa il fatto, i testimoni e le conseguenze dell’avvenimento. Presenteranno il loro lungo rapporto dinanzi a un commissione costituita intenzionalmente da favorevoli e da oppositori. Questa commissione, presieduta dal vescovo, prenderà visione del rapporto,  ascolterà i due pastorelli e responsabili della loro educazione, lascerà la più ampia libertà di parola ai contraddittori. Le sue conclusioni saranno per questo ancora più convincenti: i fanciulli non sono nè ingannatori nè ingannati; avessero voluto ingannare, sarebbero totalmente incapaci di una tal impresa. Fin dal 1847, il vescovo è pienamente convinto. Prudentemente, per altri quattro anni continuerà a informarsi, a consultare. Nel frattempo altri inquirenti proseguono le loro investigazioni.

Segnaliamo i lavori non ufficiali, ma estremamente precisi di due sacerdoti: Don Lagier, originario di  Corps  (febbraio  1847) Don Lambert   di  Avignon  (maggio 1847).  Interrogano   i  fanciulli nel loro dialetto e ne annotano le risposte con scrupolosa fedeltà. Molti altri, come Bez, Mons Villecourt, Mon Dupanloup  sa- rebbero  ancora  da  citare  (cfr.: La Salette, Documento autentico Jean Stern: tre volumi, Edizione Desclée d Brouwer).

IL GIUDIZIO DOTTRINALE

Il 19 Settembre 1851, Mons. Filiberto de Bruillard, vescovo di Grenoble,  pubblica  finalmente il suo Decreto Dottrinale:

“Noi dichiariamo che l’apparizione della Madonna a due pastorelli, il 19 Settembre 1846, su una montagna della catena delle Alpi, situata nella parrocchia La Salette, vicaria foranea di Corps, reca in se stessa tutti i caratteri della verità e i fedeli hanno fondate ragione per crederla indubitabile e certa”.

La risonanza di questo decreto è considerevole. Numerosi vescovi lo fanno leggere nelle parrocchie delle loro diocesi. La stampa se ne appropria  pro o contro. Tradotto in alcune lingue, è pubblicato in modo particolare sull’«Osservatore Romano» del 4 giugno 1852. Lettere di felicitazioni affluiscono al vescovado di Grenoble. L’esperienza e il senso pastorale di Mons. Filiberto de Bruillard non si fermano qui. Il primo maggio 1852, pubblica una Lettera Ufficiale in cui annuncia la costruzione di un Santuario sulla montagna de La Salette e la creazione di un corpo di missionari diocesani che si chiameranno: i Missionari di Nostra Signora de La Salette. Ma aggiunge: «La Madonna è apparsa a La Salette per il mondo intero: chi ne può dubitare?» L’avvenire avrebbe confermato  e superato quelle attese: il ricambio essendo assicurato, si può ben dire che Massimino e Melania hanno adempiuto la loro missione.

Il 19 settembre 1855. Mons. Ginoulhiac, nuovo vescovo di Grenoble, compendiava così la situazione: «La missione dei fanciulli è ter minata, comincia quella della Chiesa». Innumerevoli sono oggi gli uomini e le donne di ogni razza e di ogni lingua che hanno trovato nel messaggio de La Salette, la strada della conversione, l’approfondimento della loro fede, il dinamismo per la vita quotidiana, le ragioni del loro impegno con e nel Cristo al servizio degli uomini.

UNA  NUOVA GRAZIA

«L’apparizione della Madonna sulla montagna de La Salette non è una nuova dottrina: è una nuova grazia; è la manifestazione dell’amore e della compassione che regnano per noi nei cieli». Così si esprimeva, fin dal 1854, Mons. Ullathorne, vescovo di Birmingham, in Inghilterra. Definiva in tal modo il ruolo subordinato di ogni apparizione e il suo spessore concreto nella storia della nostra  salvezza.

Infatti, la rivelazione completa e definitiva dell’amore di Dio e la nostra salvezza, è Gesù. Totalmente uomo e nel contempo totalmente Dio, è il solo e perfetto Riconciliatore. La sua vita umana, la sua morte su una croce, la sua risurrezione nella vita stessa di Dio, fanno di lui, per noi, la via, la verità e la vita. Che avvenga in seno alla Chiesa o fuori di essa, ogni altra rivelazione non assume valore che nella misura in cui essa si collega, in qualche modo, al Cristo Gesù. Tale è la fede della Chiesa, una fede che c’impegna a procedere secondo lo Spirito di Gesù verso Colui ch’egli chiama «Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».

Quando succede un avvenimento come quello de La Salette, la prima cosa da compiere è verificare la sua autenticità. Dimenticare di farlo, sarebbe esporsi a molte cantonate nel futuro. La prima domanda che ci si pone è questa: i testimoni, Massimino e Melania, sono credibili? Non in un modo vago e generico, ma diretto, concreto sul fatto preciso? Gli inquirenti ufficiali e gli altri si sono lungamente interrogati sulla testimonianza dei due fanciulli. La conclusione si esprime in poche parole: i due pastorelli non sono né ingannatori né ingannati. Qualora avessero voluto ingannare, sarebbero stati assolutamente incapaci di inventare una simile storia e i suoi numerosi coinvolgimenti, non possedendo gli elementi indispensabili alla sua elaborazione. Per di più Massimino e Melania si conoscevano appena da due giorni e le loro indoli erano molto differenti: il fanciullo vivace e loquace, la giovinetta introversa e taciturna. La consonanza delle loro testimonianze ne risulta tanto più impressionante.

Una volta assodata l’autenticità del fatto, si pone una seconda do manda: quella della conformità con la fede della Chiesa. Non si può credere non importa che cosa o non importa come. «Mettete alla prova le ispirazioni, per saggiare se provengono veramente da Dio perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo» (1 Gv. 4,1). Maria a La Salette non viene per insegnarci qualche cosa di nuovo. Viene per manifestare la presenza, nel nostro mondo e nella nostra vita, della forza di salvezza che è in Cristo Gesù; viene a supplicarci in lacrime a farci caso…Tale è la base del suo intervento. E’ per questa ragione che abbiamo «fondate ragioni per crederlo indubitabile e certo». Possiamo allora e solo allora procedere alla verifica evangelica: «Riconoscerete l’albero dai suoi frutti». Da più di un secolo e mezzo, i frutti di conversione non hanno cessato di moltiplicarsi ovunque il Fatto de La Salette è stato proclamato. Aggiungiamo ancora due osservazioni: questa verifica è valida solo dopo aver risposto alla prima domanda: se c’è connessione tra il Fatto de La Salette e la guarigione o conversione. Se esiste, allora si può riconoscere in tutta verità che è all’opera la grazia specifica de La Salette. Seconda osservazione: questa grazia ci orienta verso la scoperta del Cristo presente nella nostra vita, liberandoci dal male, aprendo i nostri cuori sulle sventure del mondo, rendendoci  partecipi dell’azione e della lode della Chiesa con i mezzi a nostra portata: la preghiera, la vera partecipazione all’Eucarestia e la Quaresima. In questo cammino ci soccorre l’aiuto di Colei che Gesù ci ha dato per madre nella fede. La grazia de La Salette, quando  ci raggiunge, ci rimanda all’essenziale della fede. Sarebbe deleterio trascurare un mezzo così efficace. Sul petto della Bella Signora sfolgora, nella luce della risurrezione, Gesù crocifisso. E’ il germe, la crescita e il perfetto compimento della fede, l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura. Se riconosciamo che è il nostro Dio. noi diventiamo suo popolo.

LA SALETTE NON  È DUNQUE  UNA  DEVOZIONE  SUPPLEMENTARE,  È UN  RITORNO  ALL’ESSENZIALE DELLA FEDE, UN APPUNTAMENTO  DA NON  MANCARE, L’OCCASIONE DI UN NUOVO SLANCIO.

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