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DISCERNIMENTO VOCAZIONALE

1. LA STORIA DELLA LIBERTÀ CHE RISPONDE

La storia di una vocazione è la storia di una persona che, mentre assume personalmente la figura generale della vocazione cristiana, si accorge che il Signore fa risaltare in lei alcuni aspetti, che diventano più importanti di altre ed orientano verso il proprio modo originale di essere memoria di Cristo.

1.1. La scelta fondamentale

La scelta fondamentale è, appunto, quella di assumere personalmente la figura della vocazione cristiana. Si tratta di scegliere di seguire il Signore, di lasciare che la vita sia determinata da Lui per diventare memoria di Lui.

In altre parole: si tratta di cercare la volontà di Dio come il proprio tesoro, la perla preziosa che sa rendere piena di senso la nostra esistenza.

A questo proposito, S. Ignazio negli Esercizi spirituali scrive:

“Ci sono molti che prima decidono di sposarsi e poi di scegliere il Signore. Ci sono alcuni che prima decidono di assumere un ministero e poi scelgono di servire il Signore. E invece prima bisogna scegliere di servire il Signore e poi, se questo è un mezzo per servirlo, allora sceglierò di sposarmi o di scegliere un ministero nella Chiesa

La scelta di servire il Signore è la base per ogni cammino di discernimento. 

1.2. Il discernimento

Nel suo senso classico, autentico, il discernimento è l’esercizio di attenzione e di ascolto dello Spirito che parla a me, nella mia coscienza, e mi fa cogliere la volontà di Dio per me, in ordine alla gestione della mia vita. Possiamo anche dire che il discernimento è l’ascolto della parola di Dio non scritta che risuona ancora oggi nella coscienza di ogni fedele. Questa parola non è scritta in un libro, di per sé neppure nella Bibbia: è una parola personalissima di Dio per me, che io colgo anche attraverso la Scrittura, ma che non trovo tale e quale nel testo sacro.

È evidente che questa parola non la si conosce di colpo, ma viene percepita nel corso di un cammino di ricerca e di preghiera, vissuto nella docilità allo Spirito santo. Questo cammino di discernimento comprende tre momenti.

La purificazione interiore da ogni peccato e da ogni confusione legata al peccato. Il cristiano è collocato in una situazione storica dove non tutto è secondo Dio; anche dentro ciascuno di noi agisce non solo lo Spirito di Gesù, ma anche la nostra libertà indocile, che ci spinge a costruire la nostra esistenza senza alcun riferimento a Gesù Cristo. Il cristiano, consapevole di questo, si riconosce sempre bisognoso di purificazione e perdono.
Il secondo momento del cammino di discernimento è costituito dalla meditazione e contemplazione del mondo di Dio, del suo progetto, così come mi è rivelato anzitutto dalla Scrittura. Qui si colloca l’esercizio della Lectio divina, mediante la quale impariamo progressivamente a vivere con gioia, con gusto, con sorpresa l’incontro con la Parola di Dio scritta, che poi diventa incontro con Gesù, incontro con Dio che mi sta chiamando e al quale cerco di dare risposta.
Il terzo momento è la riflessione sull’insieme delle coordinate storiche della vita di una persona. Predicando gli esercizi spirituali ad un gruppo di giovani in ricerca vocazionale, il card. Martini riportava alcuni contenuti di una relazione sulla pastorale giovanile di cui non cita l’autore:

“La prima cosa da considerare con attenzione è il giovane, la sua situazione effettiva, il contesto in cui vive, la sua storia umana e di fede; che cosa sta cercando, qual è la motivazione che lo spinge a questa ricerca, quale grado di docilità mostra di avere, quale desiderio di essere guidato… Tutto questo costituisce l’oggetto di una ricerca delicata e impegnativa, in cui è importante non avere fretta e cercare di capire con precisione. A volte scopro che sacerdoti o religiosi che mi mandano un giovane per un discernimento vocazionale… credono di conoscere quel giovane ma sanno ben poco di lui. Ne conoscono le idee ma quasi nulla delle sue abitudini reali, della sua storia, della sua famiglia… A me pare che ci sia molta superficialità nella conoscenza delle persone… Presi da molte cose, gli educatori non hanno tempo da dedicare a questa paziente ricerca

Attraverso questo cammino di discernimento, si giunge ad una scelta che non è forzata né volontaristica (“devo fare questo”, “voglio fare questo”); la persona, invece, avverte che c’è proporzione fra ciò che essa è e la scelta che fa, trova pace in questa scelta e si conferma in essa. È quella che S. Ignazio chiama l’esperienza della “consolazione”: la potremmo definire come la percezione intuitiva e profonda che è bene per me, è pieno di senso per me, qui ed ora, che io decida così, che io cammini in questa direzione.

1.3. Il contributo della comunità cristiana

Il cammino di ciascuno è accompagnato dalla comunità che, da una parte, offre esempi concreti di figure vocazionali e, dall’altra, interpella i credenti con le proprie necessità.

Inoltre, nell’ambito del servizio che essa rende alla Parola di Dio, la comunità cristiana annuncia il mistero della vocazione e propone itinerari per educare la risposta della libertà. In questo campo la catechesi gioca un ruolo fondamentale.

1.4. La direzione spirituale

Tra gli aiuti che la comunità può offrire in ordine al discernimento vocazionale, particolare rilievo va dato alla direzione spirituale. Poiché si tratta di aiutare una persona a cogliere la voce dello Spirito che parla alla coscienza, anche il direttore spirituale deve mettersi in atteggiamento di docilità e di obbedienza nei confronti dello Spirito e di una Parola che è più grande di lui. Inoltre, se il direttore spirituale conduce e sostiene il discernimento del soggetto, non può in alcun modo sostituirsi alla persona; la decisione definitiva deve essere del soggetto.

1.5. Conclusioni

Attraverso il cammino del discernimento non si arriva ad una scelta che ha un’esattezza di tipo matematico; la sicurezza della scelta è la sicurezza di una decisione presa nell’affidamento e nella speranza.

Il tempo della ricerca della propria vocazione non è tempo perso: cercare il modo in cui il Signore ci invita a diventare memoria di Lui è già un modo di dirgli di sì

La ricerca della propria vocazione continua anche una volta compiuta la scelta definitiva; ogni giorno il Signore ci dice una parola personalissima per sostenere la nostra creativa fedeltà al cammino sul quale Lui ci sta conducendo.